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22 novembre 05

Accessibile non basta

di Sofia Postai

Se ne è accorto anche Jakob Nielsen: ormai l’attenzione si sta concentrando sull’accessibilità a discapito dell’usabilità.
Nel suo ultimo Alertbox il nostro sottolinea come sia abbastanza aleatorio rendere accessibile un sito che non è neppure usabile.
In questo Alertbox troviamo anche un’interessante riconoscimento relativo al fatto che in alcune aree, sia pure minoritarie, l’usabilità per chi ha disabilità è diversa da quella per chi non ne ha. (Of course, some usability issues are different for users with disabilities than for those without, but the overlap is remarkably large).
Si tratta di due considerazioni ovvie, per chi guardi a queste problematiche in modo “laico” e non ideologico: spero che questo Alertbox ne aumenti la consapevolezza prezzo la comunità internazionale degli accessibilisti.

Sezione: blog - Argomenti: accessibilità, usabilità |

Commenti:

  1. Michele Ledda    28 11 2005 - 13:14    # Quello che poni Sofia è un argomento che apre una voragine di considerazioni. Dico a ruota libera ciò che mi viene in mente.

    E’ perfino banale dire che il primo passo che si dovrebbe fare nella realizzazione di un sito è capire a chi ci si rivolge e quindi capire chi sono i suoi utenti. E da qui, non sto certamente ad insegnarlo a te, ne derivano a cascata una serie di azioni prima di progettazione e poi di realizzazione.

    Bene. Una volta capito chi sono i miei utenti allora credo si possa considerare che tra loro ci possono essere dei disabili i quali oltre ad avere i bisogni degli utenti che ho individuato hanno in più il problema di poter fruire della soddisfazione di quei bisogni in maniera “diversa”. Ma son disabili che appartengono a una data categoria di utenti. Non disabili e basta.

    In questa logica l’accessibilità è un sottoinsieme dell’usabilità che va progettata e realizzata all’interno di una cornice ben definita, che se manca aimè farà cascare tutto il quadro.
  2. Maurizio    6 12 2005 - 18:06    # Sono d’accordo. In effetti l’accessibilità moltiplica i requisiti progettuali di base, includendo anche i disabili. Ovviamente, questo pone problemi inediti di progettazione e pure di conflitti fra soluzioni (ciò che va bene ad un disabile magari a volte è utile anche ad un non disabile, ma a volte invece può complicargli pure la vita).

    Se non si vede l’accessibilità come moltiplicazione dei requisiti e dei target di base, diventa difficile fare una buona progettazione. Si finisce per banalizzare tutto a questioni di codice (quando va bene…), senza curarsi dell’impatto che le soluzioni hanno per diversi tipi di utente.

    Se se n’è accorto pure Nielsen (ha ragione Sofia) vuol dire che il rischio che l’accessibilità si “mangi” una buona progettazione, riducendo tutto a quattro regole di codice a priori, è concreto.

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