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19 gennaio 04

Aspettando Godot

di Maurizio Boscarol

Abbiamo atteso a lungo, e dopo circa un anno e mezzo di discussioni è stata finalmente approvata la legge Stanca sull'accessibilità dei sistemi informatici nella pubblica amministrazione. Abbiamo dunque almeno un motivo per essere felici: una legge finalmente c'è.

Abbiamo almeno due o tre motivi per non essere felici. Ecco quali.

Criteri demandati ad un futuro regolamento

Il primo è che abbiamo atteso molto per avere una legge decente, e purtroppo dovremo attendere ancora: infatti la legge stabilisce principi e fissa qualche paletto, ma si guarda bene dal definire chiaramente i criteri di accessibilità cui i siti delle PA dovranno attenenersi. Viene fatto riferimento alle norme. Si intendono le raccomandazioni del progetto eEurope, o che altro? L'unica cosa certa è che le norme saranno derivate da raccomandazioni sovrannazionali. Sarà un bene, o avremo l'ennesimo pasticcio derivante da traduzioni e soprattutto interpretazioni imperfette di norme già poco limpide? Lo vedremo entro quattro mesi, ma alcune delle traduzioni oggi esistenti dei documenti WAI, ad esempio, sono tutt'altro che precise. Serve un lavoro di equipe con consulenti che provengano possibilmente da più discipline e che non abbiano a cuore solo l'obiettivo di licenziare in tempo utile un documento, ma anche di curarne l'applicabilità e la qualità.

Sarà il MIT, ministero per l'innovazione tecnologica , con i consulenti che riterrà eventualmente di coinvolgere, che dovrà tradurre raccomandazioni e norme di svariata provenienza in un regolamento che sia al tempo stesso chiaro e controllabile senza ambiguità. Siccome fino ad adesso non abbiamo visto molte leggi chiare in ambito tecnologico, e sull'accessibilità persino i documenti di riferimento (le wcag del progetto WAI) non sono privi di ambiguità e ingenuità, è lecito avanzare qualche preoccupazione.

Niente usabilità: come potranno i siti accessibili essere anche facili da usare?

Il secondo motivo per non essere felici è che nessuna delle indicazioni che avevamo fatto un anno fa all'indirizzo della proposta di legge Campa e Palmieri è stata accolta in questa legge. E questa è davvero una pessima notizia in prospettiva. Perché? E' presto detto. La legge Stanca non sancisce in alcun modo, neanche nei principi generali, il diritto a prodotti informatici usabili e di qualità. Cioè prodotti costruiti sulle esigenze reali dell'utenza. Le precedenti circolari AIPA erano certamente più sensibili al complicato ma indispensabile rapporto che esiste fra usabilità e accessibilità. Venivano nominate e consigliate entrambe: in questo senso la legge Stanca è un deciso passo indietro.

Perché preoccuparci di questa mancanza di considerazione verso l'usabilità? Per interessi personali? Non proprio: per quanto ci riguarda lavoriamo tanto sul versante dell'usabilità che su quello dell'accessibilità. Ma se il regolamento affidasse il controllo sui siti pubblici solamente a chi si occupa di accessibilità, senza tenere conto di altre competenze, potremmo trovarci con siti formalmente accessibili, ma obiettivamente inefficienti, difficili da capire e da usare e inadeguati alle esigenze degli utenti: sia della maggioranza di essi, sia delle varie minoranze che a diverso titolo sono interessate all'accessibità (ciechi, ipovedenti, disabili motori e cognitivi, persone con dotazioni tecnologicamente arretrate o di nicchia). Una cosa va infatti chiarita: i siti pubblici potrebbero essere leggibili con gli screen reader e avere i testi ingrandibili, ed essere tuttavia dei pessimi prodotti. Contenere testi vecchi e non aggiornati. Avere un'architettura informativa complicata da usare. Utilizzare un linguaggio incomprensibile ai più fin nelle voci di menu. Sbagliare completamente la segnalazione dei percorsi delle pagine nel sito (errore che è presente nella quasi totalità dei siti oggi in Italia, accessibili e non, e che rende la navigazione spesso un emozionante azzardo...). Se gli investimenti saranno tutti dirottati sull'accessibilità, quale pubblica amministrazione si occuperà anche di User Centred Design? Chi si occuperà della qualità dei siti e dell'esperienza dell'utente? Siamo sicuri che il miglioramento dei servizi online passi esclusivamente per l'accessibilità? Che sia questa la qualità informatica?

Sanzioni ai dirigenti e rischio paralisi dei siti

C'è un rischio ancora maggiore: se le norme di accessibilità saranno inutilmente rigide come sono ad esempio le wcag al momento, e i controlli porteranno, come questa legge prevede, a sanzioni sui dirigenti che non ottempereranno alla legge, potremmo trovarci con siti realizzati con il minimo possibile di sforzo: garantita l'accessibilità, nessuno si prenderebbe la responsabilità di produrre pagine di aggiornamento qualora mancassero gli strumenti atti a garantire a personale non esperto di realizzare prodotti accessibili. Alcuni dipendenti potrebbero limitare gli aggiornamenti al minimo indispensabile, per paura di sanzioni personali, che la legge prevede, a tutto detrimento del sito e del servizio al cittadino. Il tutto senza che nella legge siano previsti incentivi e contributi per tecniche di design centrato sull'utente. Anzi, non sono previsti incentivi praticamente per nulla...

Vantaggi solo per i produttori di CMS accessibili

In questa situazione, gli unici a trarne profitto sarebbero probabilmente i realizzatori di CMS (content management system) accessibili. Che infatti si stanno moltiplicando, sebbene esista già una serie di ottimi tool open source disponibili gratuitamente: ma poiché in Italia c'è una diffusa diffidenza a livello istituzionale verso i prodotti Open Source, non è difficile immaginare quale sarà l'unico vero business che questa legge rischia di incentivare (saremo ovviamente lieti di essere smentiti). A questo proposito altri hanno notato che mancano nella legge incentivi veri per gli investimenti per siti accessibili. Dunque un software che promette di aiutare anche i non esperti a realizzare pagine accessibili acquista magicamente un valore che soli pochi mesi prima non aveva.

Insomma, l'AIPA aveva obiettivi forse più limitati, ma realistici, e sembrava tener conto meglio dei fattori coinvolti nella progettazione e nel mantenimento dei siti.

Potremmo proseguire, ma preferiamo sperare che, con il contributo dei professionisti (e non solo delle pur utili associazioni di categoria) che operano nel settore il ministero riuscirà ad emanare un regolamento realistico e incentivante, che tenga anche conto di metodi e di tecniche dell'usabilità, e non solo di accessibilità. Ancora una volta dovremo aspettare per sapere come andrà a finire. Ci auguriamo che, a differenza dei protagonisti della piece di Beckett, tra quattro mesi (termine entro il quale il ministero dovrà approntare un regolamento) Godot finalmente arrivi, e produca un documento buono e utile, che non vada a vantaggio solo di alcune lobby, ma dell'intera comunità, e porti a produrre siti non solo accessibili, ma utili e belli, senza rigidità inutili, che possano servire da esempio e da incentivo anche per il settore privato, piuttosto che spaventarlo e allontanarlo ulteriormente dall'accessibilità. Noi, novelli Vladimir ed Estragon, aspettiamo, un po' speranzosi, un po' candidamente illusi.

Sezione: blog - Argomento: accessibilità |

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