24 settembre 08
Qualcosa scricchiola. Anche Molly (E. Holzschlag) inizia a lamentarsi (su Alistapart) della piega che hanno preso gli standard web. Non si sta facendo alcun sensibile passo avanti nell’HTML e nei CSS da troppo tempo. Le WCAG 2.0 in fase di release candidate non si sa quando ne usciranno (e francamente la questione in questo periodo sembra essere oziosa, visto che tanto, la sbandierata accessibilità al 100% in Europa entro il 2008 è attualmente solo al 5%: figuriamoci le 2.0 quale enorme impatto rischiano di avere…).
I gironi infernali in cui si annidano i colpevoli sono 3, secondo Molly:
In questo bel quadretto la nostra commentatrice (che anch’essa si era fatta, a suo tempo, il suo bel gruppetto, anche se a onor del vero sosteneva il W3C) non sa che fare. Ma, ottimisticamente, siccome ci sono tante brave persone in tutti questi gruppi ed eccetera eccetera, in qualche modo ne dovremo pur venir fuori, tutti assieme, uniti più di prima e fedeli al mister, no?
Ora, francamente un punto nei commenti mi pare centrale: perché alcuni enti di regolazione/standardizzazione “funzionano” (ISO, IEEE, ICANN), e altri no? La scommessa dell’apertura, dell’open source, del confronto ad ogni costo, bella e democratica, non rischierà di funzionare solo quando gli interessi in gioco sono pochi e la sordina è alzata? E quando invece la posta in gioco è planetaria, quando si tratta di business, non c‘è apertura o interesse comune che tenga?
In altre parole, non sarà che il bel modello W3C, unico nel suo genere, ha funzionato (così così, per la verità) solo finché il web non si capiva bene cosa fosse? E vada in crisi, per dovere di accontentare tutti, quando invece i partecipanti non hanno veramente l’interesse ad accontentarsi a vicenda?
La mia proposta l’ho fatta da tempo, quella di seguire non il criterio del consenso, ma, dove possibile, quello dell’oggettività e della sperimentazione. In alcuni ambiti è difficile. In particolare, le specifiche tecniche non sono chiaramente sperimentabili e non hanno successo solo sulla base della qualità. Però, quanto meno, dei paletti si potrebbero mettere. Possiamo accettare standard prodotti da chiunque, ma se si vuole che diventino standard condivisi dovrebbero essere almeno:
Insomma, non dovrebbero consentire abusi.
Questo purtroppo non risolve tutto, evidentemente, e rischia di essere solo un elenco di buone intenzioni. E lascia aperto il fatto che Tim Berners Lee si sia fatto una sua nuova fondazione. Finanziata da mecenati. Ma che sta succedendo dietro le quinte del web?
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