Ecologia dei siti web.net

22 dicembre 05

Fate fare un giro in auto ai siti

di Michele Ledda

Immaginate di essere stati bendati e rinchiusi nel portabagagli di una pagina nelle viscere di un sito web. Se la pagina è ben progettata, quando la vista vi si schiarisce, dovreste poter rispondere senza esitare a queste domande:

  • Che sito è? (ID del sito)
  • Su che pagina sono? (Nome della pagina)
  • Quali sono le sezioni principali del sito? (Sezioni)
  • Quali opzioni ho a disposizione a questo livello? (Navigazione locale)
  • Dove mi trovo nello schema delle cose? (Indicatori “Voi siete qui”)
  • Come posso effettuare una ricerca

Quando lessi per la prima volta questo testo mi vennero in mente due teorie che studiai per un esame all’università. In particolare due teorie formulate da Kuhn e Popper al riguardo dei fattori che permettono ad una data teoria scientifica di affermarsi e di essere condivisa.

Cosa c’entra? Proverò a spiegarlo brevemente. Kuhn sosteneva che una teoria scientifica si affermava per effetto del consenso via via maggiore che, come una palla di neve lasciata libera di rotolare, montava attorno ad essa. Popper introdusse invece un concetto decisamente più interessante, ovvero che una teoria si afferma per effetto del fatto che viene sottoposta a verifiche di falsificabilità via via più complesse. Se la teoria supera i tentativi di falsificazione si afferma.

Avete capito dove vorrei arrivare? Quando realizziamo un sito pensiamo di averlo fatto nel migliore dei modi, sicuri che i suoi navigatori non avranno problemi. D’altra parte lo abbiamo fatto NOI!

Il test del portabagagli può essere un utile strumento per provare a falsificare questa nostra certezza. Stampate una qualsiasi pagina del vostro sito, magari non l’home page, visto che è molto probabile che un utente non cominci la navigazione proprio da lì, ma magari viene catapultato chissà dove dopo aver fatto una ricerca su un motore.

Dopo averla stampata datela a qualcuno e penna alla mano chiedetegli di rispondere e marcare sul foglio le risposte alle domande che abbiamo elencato all’inizio.

Vi assicuro avrete risultati sorprendenti.

Falsificate, falsificate e ancora una volta falsificate.

Sezione: blog - Argomento: usabilità |

Commenti:

  1. Andrea Paiola    24 12 2005 - 01:01    # In effetti nel suo libro spiega che l’effetto su di un navigatore che arriva nel nostro sito è simile a quello che prova uno appena rapito e trasportato nel portabagli.
    Molto utile in teoria e difficile per noi comuni mortali (Nielsen dicono sia un talento naturale in questo) che abbiamo il sito sotto gli occhi molte ore al giorno.
    I test con gli utenti servono a questo e qualsiasi test è meglio di nessun test.

    ciao,
    Andrea.
  2. — sofia    28 12 2005 - 12:58    # Non è difficile, se sei abbastanza imbranato :-)
    Io mi sbaglio a usare anche i siti che ho fatto il giorno prima, se c’è qualcosa di poco chiaro :-)
  3. capemaster    30 01 2006 - 14:34    # Interessante punto di vista. Accostamento “azzardato” ma efficace.
    Ora lo provo su tutti i siti che ho fatto
  4. Laboo    1 04 2006 - 16:15    # quoto sofia
    In effetti noi del club tecnozotici abbiamo dei vantaggi, io poi ultimamente non ci vedo neanche più e tendo pure ad ingrandire i font nei miei siti :)
  5. Lorenzo    8 04 2006 - 19:52    # Penso che non c’è bisogno di essere rapiti e buttati in qualche sottosezione di un sito… scherzo penso che le domande fatte nel post siano i fondamenti di una buona progettazione e non bisogna essere necessariamente JN..
  6. — Sebastiano Nutarelli    27 09 2006 - 18:25    #

    La conferma che l’accessibilità, anche se ai massimi livelli, non può bastare a catalogare un buon sito web.
    Realizzazioni totalmente accessibili poi sottoposte a un valido test di usabilità possono crollare miseramente per banalissimi errori.
    Un consiglio: assistete a tutte le presentazioni di risultati di test di usabilità (o direttamente a dei test ove ne aveste possibilità) che potete, sono una vera fucina di informazioni.
    In 2 minuti ci si rende conto di ogni errore commesso, ognuno dei quali è sistematicamente dovuto ad un modello mentale precostituito (o che ha preso forza in noi durante lo sviluppo in casi di realizzazioni corpose e conseguentemente lunghe) che nonostante tutta l’esperienze non si è mai più messo in discussione..

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