28 ottobre 05
Bruce Lawson ha riassunto piuttosto bene la situazione che ci attende con l’uscita di IE 7: gli hack per le vecchie versioni di Explorer rischiano di essere inutili o dannosi.
Rimandiamo all’articolo per i dettagli.
Nel frattempo si è posta una questione: l’uso dei commenti condizionali per istruire specifiche versioni di browser della famiglia Explorer è una pratica che viola le specifiche di codice valido oppure no? Bruce, Jens Meiert e alcuni altri ritengono di sì, ma a me la cosa non pare così scontata, come sottolineo nei commenti al suo articolo. Le specifiche dicono:
Information that appears between comments has no special meaning (e.g., character references are not interpreted as such).
Che significa? Quel che io ci leggo è che le informazioni che compaiono dentro i commenti non hanno uno speciale significato. Ad esempio che i riferimenti ai caratteri non verranno interpretati come tali. Ma se Explorer parsa qualcosa di quello che sta dentro i commenti, io non violo nessuna regola: è Explorer a farlo, e comunque il mio commento condizionale verrà capito solo da quel browser.
La questione, di per sé di lana caprina, diventa improvvisametne importante quando la validità del codice è un requisito richiesto dalla legge. A chi spetta in questo caso l’esegesi?... E chi stabilisce dunque se i commenti condizionali violano la legge?
Vi abbiamo presentato: un esempio di cosa succede quando si trasformano specifiche tecniche (che possono contenere ambiguità o questioni irrisolte) in vincoli legali senza porsi il problema.
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No, voglio proprio dire ESCE, e non già quando uscirà.
Perché oramai più che di rumors, su IE7 si parla di pantomima.