19 ottobre 05
E’ assolutamente sorprendente che Jakob Nielsen – come ci segnala su questo sito Sofia Postai – abbia dedicato un intero articolo agli errori di usabilità dei blog, senza dedicare nemmeno una riga a quanto questo formato di siti rispetti alcune delle più classiche indicazioni dell’usabilità. Questo – molto più dei presunti errori – spiegherebbe anche parte del loro successo.
Banalmente:
Questi benefici dei blog non sarebbero potuti essere raggiunti senza un’omologazione degli strumenti di scrittura (i “blog tool” di cui anche questo sito beneficia). I quali a loro volta, pur non essendo di solito degli esempi di efficienza, hanno familiarizzato milioni di utenti con applicazioni web basate sul compito (task-oriented): il compito è scrivere e classificare la scrittura.
Fra i motivi dei successi dei blog ci sono ovviamente – e sono determinanti – la capacità di creare comunità di interessi. Di questi aspetti rarissimamente l’usabilità si era occupata, e questo va onestamente ammesso. Online conta, e conta molto più di quel che credevamo, il consentire la partecipazione ad una piccola comunità.
Rimangono molti problemi aperti, come questa ricerca di Cofactors ci ricorda (ne parlo più diffusamente su Internet Pro di ottobre). Ad esempio, ben pochi capiscono il senso degli RSS, di nomi come trackback e cose del genere. Vi sono inoltre dei difetti nel modo di comunicare se i commenti vengono subito pubblicati, se possono essere corretti, se saranno moderati, nonché di far buon uso degli archivi.
Insomma, la ricerca di Cofactor (del luglio 2005) non identifica nessuno dei problemi evidenziati da Nielsen, che d’altra parte non ci spiega come avrebbe stilato questa classifica, che in alcuni punti sembra risibile, e che pare riprendere più che altro alcuni suoi chiodi fissi. Davvero in un blog ci interessa la foto e la biografia dell’autore? Alcuni clamorosi “falsi” recenti, anche nella blogosfera italiana (penso a personalità confusa, rivelatasi un uomo, senza che per questo perdesse senso il suo sito), ci dimostrano proprio il contrario. L’anonimato relativo, o comunque la possibilità di crearsi delle pseudopersonalità fittizie con cui dialogare verso l’esterno è da sempre uno dei fenomeni sociali più importanti e studiati delle reti (ricordo per esempio il libro “la vita sullo schermo” di Sherry Turkle).
Non sto incoraggiando all’anonimato, ma mi sembra risibile segnalare come errore di usabilità la mancanza di foto e biografia. Significa non voler vedere appieno cosa sono e cosa possono essere i blog.
Allo stesso modo la frequenza irregolare di pubblicazione non solo è un diritto di chiunque tenga un diario online: in Italia è pure il solo modo per non rientrare nella categoria di stampa periodica, con annessi e connessi che negli USA nemmeno immaginano.
Certo, Nielsen premette che non si riferisce ai blog personali, ma a quelli che vogliono raccogliere un pubblico più ampio della cerchia familiare. Tuttavia non si rende probabilmente conto che esistono molti blog che mescolano in maniera piuttosto stretta caratteri privati e pubblici. Tanto che diventerebbe a questo punto ben difficile stabilire a quali blog le sue linee guida si applichino.
Ma a monte, come sempre, c’è il problema dei problemi: come sono stati raccolti e classificati questi “errori”? Si tratta di osservazioni, derivano dai test, o sono personali elucubrazioni del suo autore? Critiche simili le rivolgiamo a tutti i decaloghi del web, persino alle web content accessibility guidelines, figuriamoci se non valgono per articoli come questo di Nielsen.
Ogni elenco di questo genere corre un doppio pericolo (come lo corre qualunque tipo di misurazione):
Nella ricerca scientifica sono noti come errori rispettivamente del primo e del secondo tipo, ed è molto importante tentare di ridurne l’incidenza.
Va infatti notato che la ricerca di Cofactor sull’usabilità dei blog e questo articolo di Nielsen hanno pochissimo in comune. Pare quasi che si riferiscano a due oggetti di studio diversi. Invece si occupano entrambi dell’usabilità dei blog. Com’è possibile tanta disparità? A chi credere? Io suggerisco di non credere ai nomi, ma ai metodi. La prima ricerca è di carattere empirico, dunque riassume osservazioni reali, mentre l’articolo di Nielsen appare del tutto arbitrario e non porta dati (anche parziali) a supporto.
Come è possibile fare seriamente usabilità se tutto si riduce ancora una volta a prescrizioni prive di metodo, prive di supporto empirico? Nielsen ha avuto e ha molti meriti. Tuttavia a volte viene da chiedersi se non sia il caso di rifondare almeno in parte il modo con cui comunica l’usabilità. A qualcuno potrebbe venire la tentazione di imitarlo, mentre a qualche azienda potrebbe venire in mente che è così che si fa l’usabilità: si passa in rassegna una pagina e si elencano “potenziali problemi” mettendoli in ordine di gravità secondo un criterio del tutto personale. Purtroppo siamo nel 2005 e questo approccio non è più accettabile. Qualunque sia il vostro cognome.
Sezione: blog - Argomenti: usabilità, blog |
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Come se un blog non lo avesse mai guardato bene, come se, neppure personalmente, ne avesse dimestichezza.
Il problema dei problemi di un blog secondo me è l’architettura informativa e il sistema di orientamento dell’utente, con una conseguente difficoltà a ritrovare l’informazione.
Useit è uno dei siti peggio fatti in questo senso (non si trova mai niente) e questo forse giustifica la scarsa sensibilità del nostro al proposito… ma essersi preoccupati della presenza della propria biografia o dei commenti del futuro boss più che del sistema di navigazione mi sembra un gran brutto segno.
Per l’usabilità, intendo.
Quello che mi pare fondamentale e che forse anche a Nielsen sfugge è la destinazione d’uso dei Blog, i quali sono nati per dar visibilità a una sorta di diario di bordo personale di un utente. Il fatto che poi siano nati miriadi di software aperti che ti permettono di realizzare un blog ha forzato la loro originaria destinazione d’uso anche alla realizzazione di veri e propri siti se non addirittura portali e qui come dice Sofia l’architettura dell’informazione è stata forse adattata al mezzo tecnico piuttosto che il contrario.
opinione personale eh