Ecologia dei siti web.net

9 dicembre 06

Note sulla traduzione delle specifiche CSS2

di Gabriele Romanato

La traduzione esiste perchè gli uomini parlano lingue diverse. Questa verità lapalissiana, di fatto, si basa su una situazione che può essere considerata enigmatica e che pone problemi di estrema difficoltà psicologica e storico-sociale. Perchè gli esseri umani dovrebbero parlare migliaia di idiomi diversi e reciprocamente incomprensibili? Viviamo in questa struttura pluralista sin dall’inizio della storia tramandata, e diamo per scontato il miscuglio che ne deriva.

George Steiner, Dopo Babele

Qualche tempo fa ho pubblicato, assieme a Michele Diodati, traduzione delle specifiche CSS2. Questo lavoro nasce dal bisogno di superare un ostacolo nel cammino della comprensione reciproca, in cui il Web gioca un ruolo fondamentale. Questo ostacolo è dato dal divario esistente tra linguaggi settoriali e linguaggio comune, divario che nel caso delle specifiche CSS2 assume connotati paradossali. Infatti, i CSS nascono come linguaggio semplice e dichiarativo (Bos-Lie), sviluppato per essere compreso ed usato agevolmente sia dall’uomo che dalla macchina. Tuttavia, ad un lettore attento non sarà sfuggita la complessità del linguaggio usato nella stesura delle specifiche e la difficoltà, specialmente per il lettore italiano, di comprendere appieno i concetti di base per poter cominciare ad usare i CSS.

Nel corso degli otto anni trascorsi dalla pubblicazione delle specifiche CSS2 (maggio 1998) si è cercato di sopperire a questa difficoltà con la pubblicazione di importanti guide sull’argomento (celeberrima quella di Eric Meyer). Qui assistiamo ad un altro interessante fenomeno: cambiando il modo con cui le specifiche venivano spiegate, aumentava la facilità di comprensione. Il linguaggio usato in queste guide risulta di facile comprensione, poichè i concetti più difficili vengono mutuati co un linguaggio più accessibile.

Il problema, oltre che di didattica, è soprattutto un problema linguistico. Si è trattato di gettare un ponte tra il linguaggio settoriale ed il linguaggio comune, creando un medium tra due aree semantiche diverse. Nella traduzione italiana si è tenuto presente questo importante fenomeno, e si è cercato di continuare sulla strada intrapresa dagli autori delle sopracitate guide.

C’è da dire che non vi sono riferimenti lessicali organici per la traduzione. Manca, in altri termini, un’organizzazione centrale delle traduzioni da parte dei vari uffici locali del W3C, che dovrebbero avere il compito di stilare delle linee guida alla traduzione dei documenti, oltre ad un glossario di riferimento per i termini più comuni. Tutto è affidato al traduttore, il cui compito è ancora più gravoso se si pensa alla fase di revisione della traduzione.

Nel cercare di rendere accessibile la traduzione, abbiamo evitato di ricorrere a dubbi neologismi o ad anglicismi oscuri per il lettore digiuno di web. Al contrario, ci siamo sforzati di trovare corrispondenze nella lingua d’arrivo, ossia l’italiano. Un esempio in tal senso è la parola “riquadrato” usata per tradurre il termine “box”.

Nella letteratura delle guide ai CSS la parola viene spesso conservata nell’originale inglese. Tale scelta è solo in parte corretta: infatti non si tiene conto del fatto che la parola “box” ha in italiano un significato affatto diverso dall’originale, come testimoniato dal dizionario italiano De Mauro, significato che un lettore non esperto recepisce come sinonimo di rimessa per auto o di recinto per bambini. Il termine riquadrato è invece mututato dal mondo della tipografia, e sta ad indicare una cornice con all’interno del contenuto, ed è certamente più vicino al campo semantico dell’editoria del Web. Per tutti gli altri criteri usati nella traduzione, è possibile consultare la nota alla stessa.

In conclusione, la nostra speranza è che questo possa essere un tassello mancante nel mosaico tutt’altro che provinciale del web italiano. Con i migliori auguri a tutti gli sviluppatori, designer, webmaster e utenti d’Italia.

Sezione: blog - Argomento: css-design |

Commenti:

  1. Gabriele Romanato    12 12 2006 - 08:53    #

    Rivedendola questa traduzione presenta numerosi bachi. Livio Mondini di Tiuvizeta giustamente mi faceva notare che si sarebbe potuto usare ‘riquadro’ al posto di ‘riquadrato’ (più comune). comunque mi autocorreggerò con la traduzione della tesi sui CSS di Hakon Wium Lie che sto traducendo. Abbiate pazienza con me: sono un povero idiota. :)

  2. — livio    13 12 2006 - 09:05    #

    Ciao Gabriele, quello che ti facevo notare è che il riquadrato in tipografia è un oggetto ben preciso, ovvero un riquadro bordato. Mentre il box è un riquadro, son due cose proprio diverse. Basta leggere il dizionario :-). Usare riquadrato in quel contesto suggerisce a chiunque conosca quella parola che il box model è un riquadro bordato, non è così.
    Per quello che riguarda la terminologia informatica, non è vero che non ci siano dei riferimenti. Sono disponibili numerosi dizionari e glossari di informatica, io per esempio utilizzo quello di Microsoft, perché è fra i più “anziani” e certamente la terminologia MS fa da riferimento, ma ce ne sono tanti altri (tipo quello Hoepli, di buona qualità anche questo). Quindi, basta compare un dizionario adatto, non è poi così complicato.

  3. — livio    13 12 2006 - 09:33    #

    ps: se davvero l’intento era rendere maggiormente comprensibile il testo ai lettori non specializzati (mi chiedo però a chi mai non specializzato potrebbe venire un’idea malsana come leggersi le specifiche dei css), penso che dovresti rileggere con calma il testo proposto. Non c’è nulla di male, è un processo normale quello di copy editing.
    cito:
    “il riquadrato di tabella stesso e il riquadrato di didascalia (se presente). I riquadrati di tabella e di didascalia conservano le loro aree di contenuto, di cuscinetto, di margine e di bordo, e le dimensioni del riquadrato rettangolare anonimo sono le più piccole richieste per contenerli entrambi. I margini verticali collassano dove il riquadrato di tabella e il riquadrato di didascalia si toccano. Ogni riposizionamento della tabella deve muovere l’intero riquadrato anonimo, non solo il riquadrato di tabella, cosi che la didascalia segue la tabella.”

    Secondo te si capisce cosa c’è scritto? io per capire devo rifarmi alle specifiche originali e poi comprendo di cosa stai parlando.
    Con affetto e partecipazione, ci son passato tante volte :-)

    Livio

  4. Gabriele Romanato    11 01 2007 - 16:06    #

    La traduzione di Hakon Wium Lie terrà presente gli errori commessi nella traduzione delle specifiche. Poi off. Sto ancora riprendendomi dal mio nuovo tentato suicidio del 27 dicembre scorso.

    Sybilla, ti theleis?
    Apothanein thelo

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