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9 luglio 07

Quanto è stata efficace finora la legge Stanca?

di Maurizio Boscarol

Uno dei limiti principali della legge Stanca (e di molte leggi italiane) è l’assenza di meccanismi di monitoraggio e valutazione della sua efficacia.

Perciò a distanza di 3 anni e mezzo dall’uscita e di un paio d’anni dall’entrata in vigore non sappiamo quanto la legge abbia indotto le PA a rendere i propri siti accessibili.

Per questo è interessante la ricerca condotta dal CSP per conto del CSI Piemonte sulla Valutazione dell’accessibilità dei siti web della PA piemontese nel 2006. Si tratta di una ricerca che riguarda il solo Piemonte e che è la replica di un’uguale analisi svolta a inizio 2005, sul medesimo campione di 232 siti.

La lettura del rapporto 2006 consente di cogliere proprio cosa è cambiato, all’interno di un campione importante di siti pubblici del Piemonte, tra prima e dopo la piena operatività della legge (la seconda indagine è stata infatti svolta fra il settembre 2006 e il gennaio 2007).

Css-design sì, accessibilità no

Dai dati emerge che i siti hanno cambiato in maniera rilevante le proprie pratiche di codice. Ma, benché i cambiamenti rivelino un maggior uso di tecniche di css-design, non risulta che queste tecniche siano state applicate come indicato dai 22 requisiti. Ecco alcuni esempi:

  1. Nonostante aumenti l’uso dei CSS per l’impaginazione e persino l’uso di marcatura strutturale (liste, tag di titolazione), è in crescita (addirittura del 20%...) l’uso delle misure in pixel o assolute per i testi!
  2. E’ in aumento (di circa il 5%) l’uso di elementi deprecati, come FONT e CENTER, o attributi deprecati del tag BODY.
  3. E’ praticamente assente l’uso degli elementi LABEL, FIELDSET e LEGEND nei form dei siti.

Questi tre dati, isolati per il loro valore in relazione al web-design accessibile, se comparati con le altre tendenze evidenziate nell’analisi, ci indicano in sostanza che:

  1. La maggior parte del cambiamento avvenuto segue la tendenza del web design moderno all’uso di codice strutturale e di css-design, anche se non necessariamente valido.
  2. Tuttavia, una parte dei siti cambia senza avvedersi di queste pratiche o fraintendendole, e rimane ancorata all’uso di elementi deprecati o ignora settori specifici come la marcatura corretta per i form.
  3. Anche quando il cambiamento va nella direzione del css-design, esso non si accompagna all’attenzione auspicata nei confronti dell’accessibilità, e in particolare dei 22 requisiti.

I limiti dell’analisi

Questa analisi ha ovvi limiti:

  1. Non tiene conto di eventuali nuovi siti, ma solo dell’evoluzione di siti esistenti.
  2. Non dice nulla sull’eventuale obbligo contrattuale all’accessibilità dei siti monitorati: ma anche supponendo che tutti i siti monitorati siano cambiati trovando soluzioni contrattuali che consentano di evitare i requisiti della legge Stanca, questo indicherebbe che la legge Stanca lascia aperte molte porte per il suo evitamento.
  3. Un ultimo limite è che questa analisi si concentra su una regione sola che, per quanto produttiva, non possiamo supporre rappresenti la tendenza di tutte le regioni. Semplicemente non lo sappiamo.

Nonostante questi limiti, i risultati sono allarmanti perché non dimostrano alcun effetto percepibile in un’importante regione del Nord della legge 4/2004.

E questo è tanto più grave quanto più questa mancanza di effetto non si può imputare all’immobilismo dei siti: gli indicatori dicono che i siti stanno cambiando e addirittura che il css-design si diffonde sempre più, come tutte le tendenze mondiali segnalano.

E’ proprio la legge sull’accessibilità che sembra non incidere.

Sezione: blog - Argomento: accessibilità |

Commenti:

  1. Nicola Pressi    9 07 2007 - 10:37    #

    Forse perché il “restyling” dei siti è stato assegnato a persone incompetenti che sono state incaricate di fare il lavoro non per meriti ma per altri motivi che tutti sappiamo.
    Le persone in grado di fare siti gradevoli e conformi agli standard ci sono: basta prendersi la briga di contattarli e abbandonare le vecchie “conoscenze” se non sono in grado di stare al passo con i tempi

  2. Maurizio    9 07 2007 - 15:21    #

    Tendo a non credere che sia un problema di competenze: quelle si acquisiscono. L’unica cosa che mi sembra la legge abbia generato, infatti, è un discreto movimento di formazione.

    Dunque io cercherei il problema altrove. Ad esempio nei meccanismi di evitamento che la legge esplicitamente prevede, nella mancanza di procedure di valutazione e controllo, nell’assenza di strumenti tecnici adeguati, nell’ipocrisia di considerare il raggiungimento e il mantenimento dell’accessibilità a costo zero, giù giù fino a requisiti tecnici incomprensibili, che non ci consentono di capire quali pratiche siano lecite e quali no.

    Al di là delle molte buone intenzioni, la legge è arzigogolata e sembra di scarsissimo impatto reale. Da qui bisognerebbe partire con le analisi per capire cosa fare (una proposta a suo tempo l’avevo fatta).

  3. — mario    11 07 2007 - 19:35    #

    “Nonostante questi limiti, i risultati sono allarmanti perché non dimostrano alcun effetto percepibile in un’importante regione del Nord della legge 4/2004.”

    Come si concilia questa sua dichiarazione con quanto esposto nella presentazione di quell’indagine?

    “in chiave comparativa con il 2005 l’azione di rinnovamento è stata significativa ed è possibile dichiarare che su molti fronti il livello di accessibilità è cresciuto in termini percentuali. Molti sono gli indicatori ad aver avuto una tendenza positiva, così come sono in via di dismissione caratteristiche pericolose o contrarie all’idea di accesso universale;”

    C‘è qualcosa che non quadra, o lei o chi ha scritto l’articolo non avete letto gli stessi dati.

  4. Maurizio    11 07 2007 - 22:19    #

    Sono lieto che l’abbia notato. Premetto che la mia conclusione è ovviamente del tutto indipendente da quella del CSI ma si basa sugli stessi dati, che peraltro sono disponibili per tutti.

    Quello che sembra un paradosso si spiega così: sono aumentate alcune pratiche di design accessibile. Ad esempio l’uso di marcatura strutturale, che migliora l’accessibilità per i ciechi. Ma non altre (quelle citate nell’articolo), che avrebbero dovuto migliorare se si fosse seguita la legge Stanca.

    Infatti la presentazione della ricerca non dice che è aumentata l’adesione alla legge Stanca, ma solo che è relativamente aumentato il livello di accessibilità in termini percentuali.

    Comunque, cos‘è successo? E’ successo che i siti stanno cambiando pratiche di codice per una sempre più massiccia adesione al css-design. Abbandonare le tabelle per passare ai css comporta spesso l’utilizzo di alcune tecniche che rendono anche più accessibili le pagine come effetto collaterale. Ad esempio tende ad aumentare la marcatura strutturale, le titolazioni.

    Ma è qui il punto: sta cambiando il web design mondiale. In alcuni aspetti (ma non in altri) sta diventando anche (un po’) più accessibile rispetto a prima.

    Ma non sta avendo effetto la legge. Altrimenti avremmo dovuto vedere altri tipi di miglioramenti, che invece non si vedono. Questo rende le conclusioni ancora più amare: le PA sono disponibili a recepire nuove pratiche, e vi è una tendenza mondiale al cambiamento. Pur con una situazione di “traino” favorevole, la nostra legge non ottiene effetti percepibili. Vedremo se le cose miglioreranno in futuro.

  5. — mario    12 07 2007 - 09:54    #

    Scusi, ma queste sono sue deduzioni, o ha intervistato i webmaster di quei siti per conoscere le loro motivazioni?
    Che l’applicazione della legge Stanca sia in ritardo è evidente e notorio, tanto notorio che il Prof. Ridolfi ne ha parlato pubblicamente al Forum PA ammettendo un errore di buona fede e la Commissione Interministeriale permanente per l’impiego delle tecnologie ICT per le categorie deboli e svantaggiate sta discutendo da mesi su come rendere più stringenti le regole di attuazione. Di conseguenza è un po’ difficile capire dove lei voglia andare a parare o cosa voglia dire, perlomeno per me.

  6. Maurizio    12 07 2007 - 11:34    #

    Non c‘è qualcosa che voglio dire, se non quello che ho detto: per difetti specifici (che dovremmo analizzare a parte) la legge sull’accessibilità per il momento non porta a effetti visibili.

    Se i dati fossero confermati anche in altre regioni mi sembrerebbe sufficiente, e sufficientemente grave, dato che ci saremmo aspettati ben altri risultati da una legge che era stata presentata come un “esempio” anche in Europa.

    Le ragioni possono essere diverse (a mio parere sono diverse, ma non è oggetto dell’articolo). Ma dal riconoscimento di una mancanza d’efficacia dovremmo molto onestamente partire.

    Mi fa piacere che commissioni ne discutano. Avrei preferito che se ne discutesse più serenamente prima, quando in molti sollevavano dubbi sull’efficacia dell’impianto della legge e venivano ignorati o accusati addirittura di boicottarla… I dubbi ora mi paiono purtroppo dimostrati, ma non ho letto autocritiche in giro. Forse nelle commissioni.

    Il problema è che dovevamo centrare l’obiettivo di tutti i siti pubblici accessibili entro il 2008, secondo la carta di Riga. Siamo oltre metà 2007 e stiamo appena prendendo atto che la legge fatta tre anni fa non è efficace, e discutendo nelle commissioni su come renderla più stringente.

    Mi sa che la carta di Riga non verrà rispettata. Forse se ci fosse stata fin dall’inizio meno ideologia e più moderazione e concretezza nella legge ora saremmo ad un punto diverso, ma con i se e con i ma non si fa la storia.

    Se qualcosa continua a non essere chiaro sono naturalmente a disposizione.

  7. Andrea    13 07 2007 - 10:50    #

    Salve,

    l’indagine CSI l’ho condotta io… solo un appunto sul metodo, che magari non traspare dal mio articolo: è stata condotta un’analisi euristica sulla base di circa 80 indicatori (vado un po’ a memoria, pardon) che andavano da aspetti più tecnici a questioni più legati al “come” le tecnologie devono essere applicate perché il risultato sia realmente accessibile.

    Pertanto prendete i risultati con le cautele di qualsiasi indagine ispettiva: l’unico modo per valutare effettivamente il grado di accessibilità di un sito è probabilmente il coinvolgimento degli utenti.

    Detto questo, confermo che abbiamo notato un miglioramento complessivo, ma dalla nostra analisi non è stato possibile capire se la – relativa – maggior accessibilità è dovuta semplicemente al fatto che si è evoluto il web design complessivamente (nessuno fa più siti a tabelle, ma la legge stanca non ha pressoché nessun ruolo in questa tendenza), oppure se le PA hanno avuto esigenze precise nei confronti dei loro webmaster.

    Il giudizio che ci siamo fatti propende per la prima ipotesi: soprattutto perché i principali miglioramenti sono legati all’uso di tecnologie che – già da sole – incrementano l’accessibilità. Non si sono registrati eccessivi miglioramenti, per esempio, su quegli aspetti più vicini all’esperienza d’uso accessibile vera e propria.

    Chiudo con due riflessioni:
    1) varrebbe la pena svolgere un indagine tra i webmaster, come quella che era stata promossa qualche mese fa su alistapart. Se il gestore del blog è interessato, possiamo ragionarci insieme.

    2) questa textarea è troppo piccola!

    :)

  8. — mario    15 07 2007 - 08:02    #

    Ribadisco, i giudizi personali non possono essere portati a giudizio generale, e vanno presentati come tali senza tante infiorettature tendenziose. Le mie o le sue opinioni sono proprio questo, opinioni e valgono per quello che sono.
    Io sono uno di quei webmaster, e vi assicuro che il peso della Stanca su me e tanti colleghi si sente eccome, ne faremmo volentieri a meno.
    Inoltre faccio notare come il campione sia del tutto insignificante per poterne trarre indicatori generali, si rasenta il pettegolezzo in questo modo.

  9. Maurizio    16 07 2007 - 14:02    #

    @mario agosti: Non sono i dipendenti della PA la parte in causa, ma l’inefficacia della legge e i meccanismi (tutti interni alla legge) che ne minano l’efficacia. Ma vorrei evitare fraintendimenti, e dunque:

    - l’articolo non esprime opinioni, ma analizza dati non raccolti da me e peraltro pubblici. Tutte le analisi dei dati possono essere corrette o sbagliate, ma non sono opinioni: solo applicazioni corrette o meno di strumenti di analisi.

    - I limiti di questa analisi sono stati indicati nel testo. Non vi è pretesa che le conclusioni valgano oltre i confini di questi limiti. Semmai c‘è da rammaricarsi che la legge stessa non istituisca delle procedure di verifica, che consentano di avere dati più precisi!! In assenza, dobbiamo accontentarci dei pochi dati ufficiali che abbiamo, e qui analizziamo alcuni di questi.

    - Se lei vuole raccontare in quali modi il peso della legge si sente sul suo posto di lavoro, sarò felicissimo di offrirle tutto lo spazio necessario: non solo: a me interesserebbe molto. Mi scriva pure attraverso il modulo di contatti se ritiene di voler esprimere un’opinione più estesa.

    - La sua esperienza, come quella di ogni altro singolo caso, rappresenta però solo se stessa, e non una tendenza media. Un campione di 232 siti invece rappresenta una tendenza, al di là delle dinamiche interne che la determinano. Questa è un’analisi aggregata. In questo senso la legge non ha prodotto effetti visibili su un campione di 232 siti nel giro di un anno e mezzo. Mi sembra un’osservazione estremamente rilevante, e per questo motivo l’ho riportata e la difendo.

    - L’inefficacia della legge non dipende, secondo me, da incapacità dei dipendenti della PA, come altri invece sostengono. Dipende da come è fatta la legge. Una legge che viene presentata come rigorosa e all’avanguardia (qualcuno diceva che dal giorno alla notte i siti sarebbero dovuti essere accessibili o sarebbero fioccate le denunce, nientemeno…) e che dopo 18 mesi di applicazione non produce effetti visibili su un campione di 232 siti regionali mi sembra una legge da cambiare, che tradisce tutte le aspettative sollevate. Da qui il legislatore dovrebbe partire.

    Chiarito questo, vorrei evitare che questa conversazione monopolizzi tutto lo spazio dei commenti e la invito, se ci fosse bisogno di chiarimenti, a scrivermi personalmente per chiarire eventuali ulteriori dubbi.

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