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9 settembre 05

Qualità in uso

La norma ISO 9126-1 (uscita per la prima volta nel 1991 e aggiornata nel 2000) introduce una definizione che spesso in alcuni testi viene erroneamente riferita all’usabilità, e che invece è denominata “qualità in uso” del software.

La qualità in uso viene così definita:

qualità in uso:

La capacità del software di consentire a specifici utenti di raggiungere specifici obiettivi con efficacia, produttività, sicurezza e soddisfazione in specifici contesti d’uso.

La somiglianza con la definizione di usabilità della 9241-11 è evidente, ma vengono introdotti i concetti di produttività e sicurezza che nella generale definizione dell’usabilità non ci sono, mentre viene omesso il concetto di efficienza, in parte perché evidentemente assimilato dalla produttività. In questo modello comunque l’usabilità è solo una delle componenti della qualità in uso.

La qualità in uso del software ha infatti sei componenti, ognuna delle quali specifica ulteriori sotto-componenti:

  1. funzionalità (functionality)
    • accuratezza o precisione (accuracy)
    • opportunità (suitability)
    • interoperabilità (interoperability)
    • sicurezza (security)
  2. affidabilità (reliability)
    • maturità (maturity)
    • tollerante agli errori (fault tolerant)
    • recuperabilità (recoverability)
    • disponibilità (availability)
  3. Usabilità (usability)
    • comprensibilità (understandability)
    • apprendibilità (learnability)
    • operabilità (operability)
    • attrattività (attractiveness)
  4. efficienza (efficiency)
    • tempo d’esecuzione (time behaviour)
    • risorse utilizzate (resource)
    • utilizzo (utilisation)
  5. mantenibilità (maintainability)
    • analizzabilità (analysability)
    • modificabilità (changeability)
    • stabilità (stability)
    • testabilità (testability)
  6. Portabilità (portability)
    • adattabilità (adaptability)
    • installabilità (installability)
    • co-esistenza (co-existence)
    • rimpiazzabilità (replaceability)

I diversi fattori componenti la qualità in uso vengono così definiti:

1. funzionalità

Il primo fattore riguarda le funzionalità che devono essere presenti, le quali devono essere precise e opportune. In questo caso suitability può essere tradotto anche come “adattabilità”, ma è il significato di opportuno, conveniente che meglio rende il senso del sotto-fattore: cioè la funzionalità dev’essere quella gradita, opportuna, opportuna per l’utente. Infine deve poter essere interoperabile (lavorare con più tipi di dati e con altre applicazioni) e sicura.

2. affidabilità

Il sw dev’essere maturo, cioè giunto ad uno stadio di sviluppo sufficientemente avanzato da aver risolto alcuni problemi ed essere giunto ad una certa stabilità e completezza. Inoltre deve essere tollerante agli errori, i quali devono anche essere recuperabili. Il sw deve essere anche disponibile.

3. Usabilità

Il sw dev’essere comprensibile, facile da apprendere e utilizzabile realmente (dev’essere possibile operare con esso), e inoltre dovrebbe essere attraente, cioè gradevole per l’utente, in specifiche situazioni.

4. Efficienza

Riguarda soprattutto la velocità di esecuzione e le risorse del sistema che il software assorbe nello svolgimento delle funzioni.

5. Mantenibilità

Un software di qualità deve potersi mantenere nel tempo, e dunque deve potersi analizzare facilmente e modificare. Deve inoltre garantire una certa stabilità ed essere testabile.

6. Portabilità

Il software dovrebbe adattarsi alle piattaforme, essere installabile, non generare conflitti con altri software e poter essere rimpiazzato da altri software senza creare danni o problemi.

Queste componenti sono relativamente indipendenti, il che significa non solo che possono non essere tutte presenti, ma che possono anche entrare in conflitto fra loro. Talvolta può essere necessario decidere che per un certo prodotto è vitale privilegiare ad esempio il tempo di esecuzione a dispetto della portabilità, e così via.

Nella stessa norma viene riconosciuto che l’usabilità ha un duplice ruolo: da una parte si riferisce alla progettazione dell’interfaccia utente, dall’altra il fatto che il prodotto incontri i bisogni degli utenti.

Altri concetti introdotti nella 9216 definiscono i tipi di metriche che possono essere utilizzate in fase di valutazione del prodotto. Vengono distinte metriche esterne ed interne:

1. Metriche esterne

Vengono descritte metriche che possono essere usate per valutare il comportamento del software mentre viene utilizzato dall’utente. Ad esempio, quanto tempo impiega l’utente per imparare l’uso di certe funzioni? E’ possibile annullare alcune azioni? L’utente come reagisce ai messaggi di errore?

2. Metriche interne

Riguardano le proprietà statiche dell’interfaccia, che possono essere valutate senza l’osservazione in uso del prodotto. Ad esempio quante funzioni sono documentate sul totale di funzioni disponibili? In tutte queste metriche si possono far rientrare analisi che riguardano il codice.

Inserito nel glossario il 9 settembre 05. Ultima modifica il 20 febbraio 07.

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