2 agosto 06
di Luca Mascaro
Ho approfittato del tempo libero nelle ultime settimane per leggermi il nuovo libro di Sofia Postai “Web Design in pratica”. Devo dire che questa lettura mi ha deliziato facendomi ricordare diversi spunti progettuali che oramai, dopo diversi anni di lavoro, vengono un po’ automaticamente.
Finito il libro mi sono rimaste in mente quattro domande che avrei voluto porre all’autrice e ho dunque approfittato di queste pagine per porgliele:
Pensavo ad un lettore che che, pur progettando per il web, non si fosse mai posto il problema di come impostare la navigazione ed affrontasse ogni sito come se fosse il primo al mondo, senza immaginare che alcune regole vi sono già e non è necessario nè produttivo inventarsele ogni volta.I progettisti web arrivano dalle più svariate esperienze e background professionali, alcuni sono molto tecnici, altri molto creativi (cioè molto legati alla gradevolezza formale ed estetica di un ambiente). Pochi si interessano di usabilità, anche per la faccia noiosa e punitiva che spesso l’usabilità ha mostrato nei confronti del web design.
Sono certa che alcuni, leggendo le pagine di “Web design in pratica” si accorgeranno che si tratta di cose che in fondo sapevano… ma non sapevano di saperle.
Un altro pubblico a cui ho pensato è quello dei progettisti che queste cose le sanno abbastanza bene, ma che magari si trovano a doverle insegnare a degli assistenti o a difenderle dai committenti.
Anche per questo ho usato molti esempi e molte immagini, perché la lettura fosse semplice e la comprensione immediata. Almeno lo spero.
Nel quarto capito “Interfacce di interazione” i suggerimenti contenuti valgono anche per le intranet-extranet, ma va considerato per questi particolari ambienti un altro aspetto, che riguarda la learnability. Mentre su web abbiamo pochi secondi per rendere tutto chiaro ed evidente, nelle intranet possiamo contare su un’attenzione e una disponibilità maggiore e, a volte, anche su corsi di formazione.Dobbiamo quindi progettare per consentire scorciatoie ad un pubblico di utenti abituali, anche se queste non fossero immediatatmente percepibili come tali.
Un’intranet è qualcosa a metà tra un sito e un’applicazione.
Pensiamo alla bacchetta magica di Photoshop: quando si sappia di cosa si tratta, il suo uso è intuitivo e semplice. Ma un nuovo utilizzatore del tutto digiuno di Photoshop certo non potrebbe capire a prima vista di cosa si tratta. Data la nostra scarsa dimestichezza con le bacchette magiche nel mondo reale, anche l’icona risulterebbe del tutto misteriosa.
Se usassimo questa metafora per la prima volta su un sito web di tipo informativo (per esempio per ottenere una pagina di testo sintetizzato e senza immagini) sbaglieremmo, ma all’interno dell’applicazione si è rivelata una scelta molto felice.
Le regole sono fatte per essere trasgredite, purché consapevolmente e per raggiungere determinati obiettivi. Non si tratta di fare eccezioni per determinate categorie di siti, ma per determinate esperienze utente.Uno stress cognitivo può essere utile, per esempio per attirare l’attenzione dell’utente su quello che sta facendo e comunicargli in modo ineludibile che adesso il caso è diverso da quanto fatto sinora.
Sia che faccia il sito della discoteca più noir della riviera sia che faccia il sito della parrocchia, la mente umana (del punk come della beghina) funziona sempre allo stesso modo (come i gomiti o il pancreas).
L’interfaccia deve essere chiara e intuitiva, la navigazione self evident, eccetera.
Se tiro un grosso filo trasparente a 10 cm di altezza ci si inciampa sia il punk che la beghina… non so se rendo l’idea…
Tutto il bene possibile. Alcuni lavori che sto facendo riguardano proprio la progettazione di “funzionamenti” generali da applicare in tutta un’applicazione web che è molto complessa.D’altra parte quando si progetta un sito informativo che ha magari dicecimila pagine, non si progetta per templates? Nessuno progetta in statico grandi siti: si progettano sistemi di pubblicazione.
Ovviamente nel caso dell’interazione non ci si deve limitare alla progettazione dell’interfaccia visuale, ma si devono definire anche i feedback, i messaggi di errore e il flusso informativo.
Cioè non solo i pattern ma anche il loro assemblaggio. Questo perché potrebbe succedere che anche riferendosi a corretti pattern (o best practice, come forse nel nostro caso e’ piu’ giusto chiamarli) questi vengano poi combinati in un modo che non produce un risultato efficiente.
Per questo il prototipo andrebbe comunque testato da un esperto di usabilità.
Si tratta tuttavia di un ambito molto più complesso delle problematiche che tratto in “web Design in pratica” che, come dicevo, ha un’ambizione più di base e cioè quella di fornire a moltissimi progettisti alcuni strumenti ed esempi per progettare in modo gradevole e usabile siti di ogni dimensione (grandi ma anche medi o piccolissimi) riferendosi a best practice sicuramente attestate.
Sezione: interviste - Argomenti: design, usabilità |
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